Siamo tornati ed abbiamo tutte le peggiori intenzioni possibili.

Il calcio è il gioco più bello del mondo. Il Parma, per me parmigiano del sasso, è una religione. San Siro è il tempio del calcio.

Oggi a Milano partivamo, come sempre, sconfitti sulla carta ma, mi sia perdonata la retorica, la palla è rotonda, a calcio si gioca in undici e a volte non basta avere tanti fuoriclasse in campo, spesso serve fame e fortuna.

Oggi il mio Parma ha avuto tanta fame, ha giocato da squadra provinciale quale è ed ha utilizzato anche trucchetti un po’ subdoli per innervosire l’avversario.

Pronti via e l’Inter ci mette subito alle corde, cross come se piovesse ma difesa attenta e reattiva e quando la difesa sbaglia Sepe, portiere stilisticamente brutto ma efficace, tira fuori il genio partenopeo e spedisce in campo un pallone in più vanificando un angolo battuto velocemente dai neroazzurri. Perisic e Brozovic reduci dal secondo posto mondiale provano a scavalcare l’onnipresente Barillà tutto inutile. Keita Balde falso nueve o finto calciatore è inversamente proporzionale all’efficacia di Roberto Inglese. Già, Roberto Inglese, l’attaccante crociato corre, difende, picchia e si fa picchiare ma è fantastico nel far salire la squadra e nel cercare Gervinho in profondità. Dovevamo perdere ma il primo tempo finisce zero a zero. Inizia la ripresa e l’inter inserisce Icardi. Non cambia nulla. Alves e Gagliolo chiudono ogni spazio. Stulac ci prova dalla distanza ma Handanovic respinge. Il Parma si schiaccia, l’inter attacca a testa bassa. Perisic ci prova ma Gagliolo salva in maniera roccambolesca sfiorando l’autogol. Sempre Perisic colpisce a botta sicura ma Dimarco, subentrato a Gobbi respinge sulla linea. I nerazzurri invocano il penalty per un sospetto mani, Manganiello e la VAR dicono picche. Sepe interviene in presa alta e rimane a terra il tempo necessario per uccidere le velleità offensive dell’Inter. Il telecronista, fazioso, sente il gol nell’aria, vede la mia squadra alle corde, aumenta la tonalità della voce quando Icardi si presenta a tu per tu con l’estremo difensore crociato che gli dice di no col piede. Il parma, col suo 33% di possesso palla, allontana con le buone e con le cattive ogni pallone ed ogni tanto prova a ripartire. Lancio in profondità, Gervinho controlla, serve l’accorrente Dimarco, controllo, dribbling e tiro d’esterno a girare. Handanovic resta fermo, il telecronista muto. Osservo la palla toccare la rete, la porta è la stessa del 1998 e dei 3 gol rifilati all’Inter, è la stessa del 1993 quando Asprilla purgò il milan invincibile di Capello. Resto basito, strabuzzo gli occhi ed urlo, forse nomino Dio invano, Parma uno Inter zero a dieci minuti dalla fine. Dieci minuti di catenaccio e paura. Non accade piu nulla. Triplice fischio e prima vittoria in campionato. Siamo tornati e abbiamo tutte le peggiori intenzioni possibili.

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