Salto triplo. Storia di cosa provo quando vedo il Parma.

A distanza di quasi 48 ore riesco finalmente a capacitarmi di quanto accaduto in questi ultimi due anni nove mesi e diciotto giorni sul prato verde.

Se mi fermassi alle considerazioni superficiali di alcune/i colleghi, conoscenti ecc ecc ecc che ritengono il gioco del calcio un business dove 22 milionari ignoranti corrono dietro ad un pallone e migliaia di sfigati ne seguono le gesta, fregandosene di tutto quel che gli accade intorno beh, allora tanto vale chiudere baracca e buratrini e rimanere uno degli undici milioni di “sfigati” che tutte le mattine si alzano, accendono un pc ed inseguono bilanci, quadrature, scadenze e così via fino alla pensione che tanto non arriverà mai.

Quel che è accaduto a Spezia è cominciato 3 anni fa ad Arzignano, paese Veneto nonché primo avversario in una serie semi-professionistica del nuovo Parma, è cominciato con una vittoria per uno a zero con un rigore dubbio, col pubblico avversario che che ci gridava falliti falliti e così via mangiando merda e km per una stagione intera: Budrio, Valdagno, Rovigo, Lentigione, Chioggia… km fatti quasi sempre in solitaria o con due o tre amici consapevoli che prima o poi saremmo tornati dove eravamo prima. Ebbene sì il primo anno è stata una passeggiata di salute, un bagno d’umiltà e di umanità: ho conosciuto persone che come me credevano in quel che facevano e vivevano il Parma come lo vivevo io.

La serie C è stata durissima, la squadra stentava tanto che è stato necessario un cambio di allenatore, tanto che è stato necessario resettare tutto: via le vecchie glorie Scala, Minotti ed Apolloni dentro gente che vivesse la realtà di Parma con aria più distaccata, con meno romanticismo e più fame. Parma ha risposto male, il nuovo allenatore non andava a genio praticamente a nessuno perché non aveva esperienza ma, ditemi voi, se una squadra di terza serie poteva permettersi l’uomo d’esperienza piuttosto che il giovane affamato e rampante. Parma è così cosa ci vuoi fare. Il bello però è che questa squadra, guidata da un affamato in panchina e da uno spiritato capitano in campo ha vinto due derby con la Reggiana, ha sofferto, ha subito accuse infamanti da giornalisti alla ricerca del classico scoop ma è andata dritta per la sua strada, dritta in serie B passando per i playoff dove oltre ad i nervi saldi anche la fortuna è girata dalla nostra parte. Durante questo viaggio non mi sentivo più solo, non ero più la barca in tempesta che segue, soffre ed urla novanta minuti, ho conosciuto i ragazzi della scalinata: persone che vivono il calcio esattamente come lo vivo io ovvero ridendo, scherzando, mangiando tanto e bene e bevendo qualche birra in compagnia. Il Parma ci ha uniti nonostante le migliaia di differenze presenti in questo gruppo, c’è chi in settimana è in giacca e cravatta, chi porta tanti tatuaggi, chi ha la barba, chi viene da fuori, chi ha famiglia ma al Parma non rinuncia mai, loro sono stati la cosa più bella di questa rincorsa al miracolo.

La serie B è stato il viaggio più bello: trasferte e tifoserie provenienti da tutta Italia, nuovi giocatori che rappresentavano in pieno lo stereotipo del calciatore moderno tutto tatuaggi e vestiti estrosi, un costante inseguimento ad un piazzamento playoff. Perdere a Cremona dopo aver mangiato come delle divinità nella bassa mi ha fatto male, la panissa vercellese la devo ancora digerire ma soprattutto la sconfitta di Cesena quando ormai il piazzamento playoff era cosa fatta ma superflua poiché vincendo avremmo avuto la A ad un passo ha distrutto il mio umore per giorni.

Venerdì salendo sul pullman per Spezia, tra salame, birra e sburlone, nessuno di noi credeva (apparentemente) nella remota possibilità di una promozione diretta: troppe variabili, troppi figurati se il Frosinone non vince in casa contro una squadra demotivata ed appagata come il Foggia… eppure se eravamo su quel pullman forse non eravamo nemmeno così rassegnati a giocarci i playoff.

Arrivati allo stadio giusto in tempo per vedere i nostri passare in vantaggio è stato un buon presagio, vedere un ex beniamino calciare il rigore del possibile pareggio direttamente alle cinque terra è stato un ulteriore segnale, raddoppiare è stata la conferma che noi il nostro l’avevamo fatto, da li in poi è cominciata una partita nella partita; il Frosinone perde, no pareggia, cazzo sta vincendo, amen vinciamo i playoff…poi quel boato al minuto ottantanove quando sugli spalti del Picco si diffondeva a macchia d’olio la notizia del pareggio pugliese, ad opera di un tale Floriano, ha sancito la fine di un incubo. Non ho esultato subito, ho abbracciato i miei compagni di tifo, ho guardato il cielo ed ho pianto di gioia.

Non c’è mondiale che valga, non c’è coppa che valga, non c’è nulla che valga tanto come una tripla promozione.

Io non odio i “ventidue ignoranti milionari” pagati per correre dietro ad una palla, loro sono soltanto ragazzi come me che hanno il talento e la fortuna di fare un lavoro splendido. Io non amo il calcio, amo follemente il MIO PARMA e chi come me lo segue con gli occhi innamorati di un bambino davanti alla sua bicicletta nuova.

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