Un minuto al Gong

Dodicesima ripresa. Lui è molto più forte di te, hai aspettato chiuso a riccio che suonasse per undici volte il gong, stai sudando, hai paura, sanguini.

BAM. un colpo dritto in faccia, barcolli, senti le ginocchia cedere, il fiato andarsene, il mondo attorno a te è offuscato. 

La mente ti ordina di cedere, di crollare, di farti cadere a terra sul ring. “Hai perso” grida il cervello, “Resta su, non devi cadere” Urla più forte il fisico.

Lo stomaco si contrae, la faccia brucia da morire, le gambe sono pesantissime ma sei ancora in piedi.

Riparti, mancano due minuti, pensi che il peggio sia andato, credi di essere forte…BAM, BAM doppio colpo nei denti.

Silenzio assoluto. Contdown. 

Quattro, cinque, sei…l’avversario smania, ha la vittoria in pugno…sette, otto… alzi di colpo la testa, pieghi le ginocchia e, in un modo o in un altro, sei nuovamente in piedi. Capisci che sei forte, che anche se non ne hai più la forza questo match lo vincerai.

Un minuto al gong, anche l’avversario è stanco, ti ha riempito di botte ma sei ancora lì, in piedi. Lui si distrae, abbassa la guardia, ti concede un occasione.

Eccola. 

Sinistro, destro, sinistro, sinistro. Un tonfo sordo. 

Uno, due….. dieci. Ko.

Ecco come ti affronto dolore: incasso, incasso, incasso ma alla prima occasione sarò io a fotterti.
Jalo86

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