2017

Addio 2017, non ho la forza e nemmeno la possibilità di giudicarti lucidamente, forse non ci riuscirò mai, chissà.

Come tutti gli anni sei arrivato puntualissimo alla mezzanotte del 1° gennaio, sembravi il solito annetto normale, di quelli che ti alzi la mattina, lavori, t’incazzi perché sei in ufficio con una stronza, arrivi a casa spompo e non vedi l’ora che arrivi il fine settimana. Sei stato un anno così fino ad Aprile poi il lavoro ha preso un’altra piega: un nuovo ufficio, un collega diverso con cui dividere l’aria e tante energie positive. Queste energie positive le ho portate con me lungo il cammino di Santiago: partenza da Porto e su fino alla tomba dell’apostolo nel cuore della Galizia. Il viaggio è stato bello, Porto ed il Portogallo ti lasciano sempre quella sensazione d’incompiuto, ti lasciano la malinconia. Il viaggio è stato bello anche perché affrontato con un amico improvvisato che forse non aveva le mie stesse motivazioni e la mia voglia di esplorare il mondo. Sono tornato a casa con la voglia matta di ripartire ancora, stavolta da solo perché come spesso mi accade solo con la solitudine ed il rumore dei miei passi riesco a parlarmi bene dentro, non ne ho avuto il tempo. Non ho fatto in tempo a raccontare ad Irma che il 2018 sarebbe stato l’anno del Siviglia-Merida in solitaria. 

La nausea mattutina di mia moglie, il suo essere irritabile nascondevano una sorpresa, una sorpresa così grande da farti saltare ogni piano futuro: nel 2018 diventerò papà. L’emozione di mia mamma, di mio papà e di mio fratello è stata splendida, io sono rimasto fermo, intontito senza saper cosa dire. L’estate ci ha portato in dote la certezza che la nuova creatura sarà una bimba, la chiameremo Vittoria, la chiameremo così senza una vera ragione, solo perché ci piace quel nome.

Dio mio che anno splendido il 2017, le feste di Natale da organizzare, gli amici, mamma e papà sereni in vacanza nella loro New York carichi di regali per la piccolina poi, così, senza un perché il mondo ti crolla addosso.

Stavo mangiando un cioccolatino all’arancio prima di riprendere a lavorare, una pausa pranzo qualsiasi in un giorno qualsiasi, squilla il telefono, rispondo e mio fratello mi dice che papà è stato male. La notte tra il 14 e 15 dicembre papà ci lascia per sempre a 52 anni, prima di conoscere la piccola vittoria, prima di godersi la meritata pensione frutto di 38 anni di lavoro. 

Come posso dunque giudicare un anno che mi ha dato la gioia più grande ed il dolore piu intenso. Addio 2017, non ho la forza di odiarti ma nemmeno il coraggio di dirti grazie.
Ora mi sento esattamente come quella mattina nebbiosa ed umida di maggio, ero nel bosco, il vento soffiava e c’era Cebreiro da oltrepassare, avevo male alla pancia, ogni passo era più difficile dell’altro ma alla fine non ho mollato, ho oltrepassato la montagna e ad attendermi a valle c’erano 2 persone meravigliose con cui terminai il mio primo cammino.

JaLo86

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