Di lá dall’acqua.

Prendi un sabato pomeriggio di sole leggermente velato.Sei solo a casa, tentato di cedere alla tentazione divano. Resisto, m’ infilo il cappotto ed esco alla ricerca della Parma che non conosco, o, per meglio dire, non conosco più.

Parma negli ultimi quindici anni è cambiata drasticamente e questo cambiamento è ancora più sensibile in oltretorrente: se prima lo straniero era il meridionale, “al tèròn”, dopo sono arrivati gli africani comunemente denominati “marochèn”, oggi l’oltretorrente è una babele di lingue, visi sconosciuti, negozi etnici, barbieri per soli africani, bar arabeggianti e qualche scampolo della cara e vecchia storia che ancora scorre in questi borghi ma che si sta poco a poco perdendo.

Il viaggio comincia dal ponte di mezzo, mi lascio alle spalle la Parma lustrini, paiettes e boutique, la Parma da aperitivo, ed entro in quella che fu la vera Parma parmigiana.

Prima di entrare nel cuore della mia vecchia città, giusto a lato del ponte di Mezzo, un murales, mi ricorda che “Balbo t’é pasé l’atlantic ma miga la Përma” ovvero ” Balbo hai passato l’atlantico ma non la Parma” in riferimento alle barricate del 1922 quando l’aviatore fascista Italo Balbo tentò insieme ai suoi uomini di attraversare l’oltretorrente ma venne respinto dagli abitanti che issarono vere e proprie barricate.

Attraverso via D’Azeglio e m’imbatto nell’ultimo baluardo di parmigianità: il cinema D’Azeglio, ormai ultima sala ancora presente in centro città,  è sempre lì, duro come i parmigiani dei borghi, barricato e assolutamente non intenzionato ad arrendersi alle multisale che si stanno mangiando uno ad uno ogni piccolo cinema.

Continuando a percorrere via D’Azeglio, passata la splendida chiesa dell’Annunziata  si arriva presto ai borghi dove Padre Lino, oggi ricordato da una statua in Piazzale Inzani, torturato dal cilicio e consolato da qualche sigaro di infima qualità, aiutava gli abbienti, redimeva i giovani riformati e predicava la carità.

Poco piu avanti, percorrendo via Imbriani si arriva in Piazzale Picelli: esattamente a lato della chiesa Del Quartiere un busto commemora Guido Picelli: Parmigiano, antifascista attivissimo nelle barricate del 1922 caduto nella guerra civile Spagnola ucciso dalle milizie Franchiste.

Continuando a camminare, anche un po’ a casaccio, questi borghi è facile, per chi è un attimo attento alla toponomastica,  osservare come il comunismo, l’antifascismo andassero a braccetto anche con la curia presente in oltretorrente: Padre Lino e Guido Picelli facendo riferimento al primo ventennio del novecento o Piazzale Matteotti, via della costituente o Piazzale Dagnino facendo riferimento al secondo ventennio del secolo scorso sono semplici esempi di come anche i nomi delle strade in questo quartiere siano sia in contrasto che perfettamente a braccetto come vuole la vecchia tradizione comunista emiliana: rossi sì ma con un occhio sempre attento alla chiesa.

Rientrando a casa ammetto di essere un poco rattristato perchè un quartiere tanto caratteristico, tanto importante per la nostra storia cittadina, tanto vissuto nel secolo scorso sta perdendo molto velocemente la sua identità popolare. Benvenga l’integrazione se noi preferiamo vivere nei quartieri residenziali ma per ottenere la vera integrazione il “kebabbaro”, il barbiere per africani, lo studente fuori sede ecc ecc ecc. devono conoscere almeno un po’ la storia delle nostre strade, la storia dei nostri borghi, solo in questa maniera l’oltretorrente potrebbe tornare ad essere popolare.

Jalo86

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