Verde favola triste.

Questa è una storia triste, questa storia non ha il lieto fine eppure sembrava la classica favola.

Chapecó è una città di 200.000 abitanti, tutti di origini italiane: trentini, veneti, friulani arrivati in questo angolo remoto del Brasile a tentar la fortuna all’inizio del XX secolo.

Chapecó è una città laboriosa: capitale brasiliana dell’agroalimentare, città vivibile nel marasma brasiliano.

Chapecó è l’arena Conda, lo stadio dove 22.000 anime verdi spingono la squadra a resistere contro rivali più forti: São Paulo, Palmeiras, Flamenco.

Chapecó è la Chapecoense, quella squadra tutta verde che per la prima volta era arrivata nel calcio che conta, la Chapecoense era arrivata per la prima volta a giocarsi la copa Sudamericana peccato solo che il sogno sembrava destinato ad infrangersi contro l’independiente d’Avellaneda trascinato a fatica ai rigori e miracolosamente domato dal portiere Danilo capace di evitare tre match point. Da non crederci,l’uragano verde era agli ottavi di finale e in un sol boccone divoró i connazionali del Cuiaba.

Chapecó è una città tosta sognava la coppa e la sognava così forte da annientare anche il ben più titolato Junior Barranquilla, 3-0, semifinale col San Lorenzo, sulla carta non ci sarebbe stata partita ed in effetti non ci fu storia: Los cuervos dominano, attaccano ma trovano un solo gol che viene addirittura pareggiato  dalla rete di Ananias. Ora si può sognare, ora si comincia veramente a credere ad una storica finale ma c’è ancora il ritorno ed il San Lorenzo non avrà certo intenzione di venire in vacanza all’Arena Conda.

La partita è una vera e propria agonia, Angeleri ci prova dalla distanza, Danilo, già salvatore della patria contro l’independiente, devia oltre la traversa. La torcida verde fischia, soffre, urla, ma il San Lorenzo non demorde, vuole la finale.Mischia furibonda in area, la difesa verde allontana la minaccia, mancano solo pochi minuti alla storica finale, lo 0-0 regge, a fatica ma regge. Novantesimo minuto, Ortigoza scaraventa in area l’ennesimo pallone, la difesa verde sbanda, buca l’intervento è lo stadio si ammutolisce: Coloccini colpisce a colpo sicuro, Danilo è spiazzato, colto in contratempo allunga il piede come ultimo, disperato ed inutile tentativo…Bam, la palla impatta il piede del portiere, lo stadio urla grida, piange e si abbraccia, “Deus obrigado vamos jogar a final”.

La finale vada come vada, Chapecó  è già felice così, contro i campioni di Libertadores del Nacional de Medellín non ci sarà partita quindi tanto vale festeggiare comunque.

Si parte: foto, selfie, video, una città intera in aeroporto  a spingere la squadra sconosciuta alla conquista del Sud America. 

È una tiepida serata di primavera quella del 28 novembre, Chapecó  attende con impazienza la finale, gli eroi verdi intanto vanno incontro al loro crudele destino.Silenzio radio, terrore, sgomento la Chapecoense non c’è più, si è schiantata a pochi chilometri da Medellín, il dio del calcio si è inclinato al Dio supremo, quello che senza apparente motivo ci ricorda quanto siamo piccoli.

Chissà se Coloccini avesse angolato meglio quel tiro…

Jalo86

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