Circo Bidon.

Carrozzoni di legno trainati da cavalli.

Tre galline, un gallo ed un pollo sono le fiere del circo Bidon.

Non ci sono nani, pagliacci, elefanti, tigri e leoni, al circo Bidon non c’è neppure il tendone.

La notte scende, si accendono le lampadine colorate del palco, i bambini ridono, aspettano gli artisti con le loro magie, sono malinconico guardando il circo Bidon.

I giocolieri fanno volare cappelli, le palline e birilli infuocati, il mago appare, scompare e riappare e dal suo cappello spuntano fiori, il clown, struccato, è un imbranato di professione. I bambini sono ammaliati da circo Bidon.

Musica. Musica andalusa. Una fune di stoffa scende dall’ alto e appare lei così piccola eppure così sicura.

L’acrobata si arrampica senza rete, si avvinghia alla fune, si lascia cadere. È un attimo, un decimo di secondo, si riattaccare alla fune. “Ohh” esclama incredulo il pubblico dinnanzi allo spettacolo del circo Bidon.

Metafora della vita è il circo Bidon: risate, emozioni, equilibrio, magia, comicità e malinconia altro non sono che lo specchio di noi stessi  che tutti i giorni danzano sospesi avvinghiati ad una fune senza alcuna rete di protezione pronta a salvarci dalle nostre cadute.


JaLo 

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